mercoledì 18 dicembre 2013

Gli insetti nel piatto

“Mangeranno sabbia e non carne”, disse il tecnico dell’Agec. Invece nel menu la carne c’è, anche se non è proprio di mucca o di maiale. 
Carne di animale è. Trattasi di farfalline. Non farfalline nel senso di minuscola pastina da brodo, ma larve di insetti, che fanno da pinzimonio alle pietanze servite ai piccini delle scuole elementari. 
Lo hanno scoperto alcuni genitori, in visita alle primarie di San Michele per verificare la qualità del cibo dopo lo scandalo esploso sulla gestione Agec delle mense scolastiche. 
Hanno visto che nella misticanza che veniva scodellata nei piatti c’erano moscerini e altri unidentified objects.
 E ovviamente, dati i precedenti, c’è chi minaccia di non pagare più la retta o di far mangiare il figlio a casa.La cosa incredibile è che il primo (un consigliere dell’Agec) che denunciò la mediocre qualità dei pasti serviti nelle mense veronesi, nell’ottobre 2011, fu querelato da una delle ditte che all’epoca forniva le derrate alimentari alle scuole. E con lui la giornalista che firmò l’articolo che riportava le sue denunce. 
Cioè io. 
Tutti e due già allora minacciati di denuncia per diffamazione dal Comune, che insorse quando il consigliere riferì che nelle mense venivano fornite “confezioni scadute, frutta avvizzita e carne non fresca” e che le cuoche dovevano mettere bicarbonato nell’acqua perché la pasta fosse mangiabile. 
Ora dalle carte dell procura scopriamo di gare pilotate, commissioni colluse, cibo scadente e frasi raggelanti pronunciate da chi doveva garantire i servizi ai bambini come “i gà da magnar la sabia”. La realtà supera sempre l’immaginazione.

martedì 17 dicembre 2013

La bici è bellissima. Anche d'inverno. Invece di cacciarmi al chiuso di una palestra, con l'aria impastata di sudore e ormoni in fibrillazione, a me piace infagottarmi per bene e salire in sella, con il soletto che mi scalda mentre percorro il lungadige di Parona. Il fiume accanto è una presenza viva e quieta. Sullo sfondo il Baldo spruzzato di neve, le linee dolci delle colline valpolicellesi, i treni che corrono sul ponte della ferrovia. Ma c'è una cosa che odio ed è quella ciclabile ammazza ciclisti che costeggia l'Adige fino a Verona. Ciclabile si fa per dire. Il Comune, anni fa, decise di pennellare due righe bianche da Parona a Borgo Trento. Gli operai grattarono via l'erba dal bordo. Ma l'asfalto rimase com'era. Con lo scalino che prima era una sorta di marciapiede. Qualcuno protestò e disse che quello non era un percorso regolare ma una trappola. L'assessore fece spallucce e disse che le misure erano quelle standard. E fine della trasmissione. Così i ciclisti pedalano su questa specie di crosta a due strati costellata di buchi, cunette e tombini. E addio relax. Addio panorama. Se non stai attento rischi di scivolare come un ebete sulla linea di confine tra il bordo e la strada. Se cadi male puoi rotolare sull'alzaia e romperti l'osso del collo. Ma vabbé, noi ciclisti siamo dei perditempo e rompipalle. Contiamo lo zero virgola zero dell'elettorato. Nessuno ci fila. Neanche l'opposizione. Per lo zero virgola non vale la pena scomodarsi. Ma io mi imbacucco e pedalo. Tra l'Adige, il Baldo e le colline.